Documento Politico Abruzzo Pride 2021

Documento Politico

Abruzzo Pride 2021

UNA LOTTA FORTE, GENTILE E ORGOGLIOSA

Quest’anno a causa del COVID-19 e delle limitazioni a carattere Nazionale non potremo portare nelle strade della nostra regione Abruzzo il corteo del Pride, ma il nostro orgoglio non si arresta e la nostra lotta di rivendicazione di diritti continua e scende ugualmente in piazza nella piena sicurezza per tutt*.
La pandemia che dal 2020 ha profondamente modificato la nostra quotidianità ha acceso i riflettori e ha sollevato tutte le “falle sociali” di una società dove le soggettività più marginalizzate sono quelle che risentono maggiormente delle difficoltà del momento, delle ingiustizie e delle fragilità sociali. La nostra stessa comunità LGBT+ ha risentito delle fragilità sociali covid-collegate e della mancanza di visibilità e tutele legislative.

Il Covid-19 ha tuttavia solo acceso i riflettori, ha reso più visibili fragilità che ci sono sempre state: omolesbobitransfobia in famiglia, difficoltà nel coming out, violenze in casa, mancanza di tutele per le Famiglie Arcobaleno, non inclusione delle persone con disabilità, mancanza di diritti per persone transgender e non-conforming, persone in difficoltà economica, solitudine di persone LGBT+ in contesti che non offrono servizi di socializzazione. Non dobbiamo dimenticare che tali fragilità e disuguaglianze sociali sono sempre esistite: il Covid-19 ha solo sollevato il velo di invisibilizzazione che sopra vi si posava.
Il primo Pride del ‘69 è nato dalla rabbia di soggettività marginalizzate. In quel primo Pride la marginalizzazione è stata il promotore, la benzina, il fuoco di una rivoluzione sociale e culturale che ancora oggi continua a scardinare, a rivoluzionare la nostra società per la costruzione di una collettività uguale nelle sue diversità.

Ecco che quindi l’Abruzzo Pride 2021 scenderà in piazza, nel capoluogo della regione Abruzzo, a L’Aquila, nel pieno rispetto delle disposizioni Covid-19 per portare in strada quel fuoco che ha dato inizio ai moti di Stonewall: il fuoco della disuguaglianza, il fuoco della violenza troppo spesso subita, il fuoco di identità (in)visibili. E porteremo la nostra lotta nella città che ha fatto da scenario alle resistenze partigiane e che accoglie le spoglie di Karl Heinrich Ulrichs, che prese la parola al congresso dell’Associazione dei giuristi tedeschi nell’ 800 per denunciare pubblicamente le leggi “antisodomia”, un coming out politico contro soprusi e violenze di stato.

Noi persone LGBT+ portiamo avanti da anni la lotta per rivendicare la nostra libertà sessuale, affettiva e di essere, dalle proteste di Sanremo del 1972 fino alle piazze a sostegno del DDL ZAN. I nostri corpi sono scesi più volte in strada per avanzare le nostre istanze di libertà e uguaglianza. Per troppo tempo abbiamo messo dietro le quinte parti della nostra comunità, per troppo tempo abbiamo accettato di rinunciare alla nostra visibilità per sottostare al sistema patriarcale machista. Ogni giorno, le persone
LGBT+ vengono discriminate, picchiate, aggredite e uccise in strada, in casa, sul posto di lavoro o a scuola. Rifiutiamo la narrazione romanzata della casa come il luogo più sicuro e pieno di benessere perché molt* di noi in questa pandemia sono stat* costrett* a vivere in famiglie che non ci rispettano.
Sosteniamo l’attuale legge in discussione al Senato della Repubblica Italiana “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”: riteniamo che l’Italia debba disporre di una legge che possa non solo tutelare tutt* noi ma allo stesso tempo garantire un piano di strategie di informazione e azione nei confronti dell’omolesbobitransfobia, misoginia e abilismo. Siamo cittadin* che chiedono a gran voce una legge che ci tuteli, che ci renda visibili in una società che, piuttosto che riconoscere e affrontare la violenza a matrice omolesbobitransfobica, abilista e misogina, inquina il dibattito pubblico con informazioni false e infierisce sulla nostra comunità Transgender. Chiediamo di dare visibilità anche alle identità non-conforming e gli altri orientamenti sessuali come la pansessualità e l’asessualità che soffrono ancora di più dell’invisibilizzazione da parte della collettività, e alle volte della comunità LGBT+ stessa.
Non possiamo accettare alcuna legge che lasci fuori l’identità di genere. Sostenere una legge che non parli di identità di genere vuol dire condannare la comunità transgender a ulteriore invisibilizzazione. Dobbiamo invece lavorare affinchè la comunità T* sia finalmente visibile nelle varie soggettività che il termine include. Anche la legge deve riconoscere l’identità di genere come componente essenziale delle nostre identità sessuali. Non possiamo fare alcun passo indietro su questa legge, non possiamo lasciare la comunità
transgender al di fuori delle nostre lotte, non possiamo ricommettere l’errore che fecero i nostri fratelli e le nostre sorelle dopo Stonewall, perché noi siamo transgender.

Nella nostra regione sono estremamente carenti i servizi dedicati alle persone che vogliono affrontare un percorso di affermazione di genere. Molto spesso le persone transgender e nonconforming sono costrette ad affrontare questo percorso presso specialist* privat* perché il servizio sanitario adotta il protocollo ONIG, che, seppur aggiornato il 05 maggio 2020, risulta accessibile in poche realtà e presenta il criterio di eleggibilità. Non è tollerabile continuare ad essere costrett* a spostarsi in città come Roma o Bologna, anche la nostra regione deve attrezzarsi per offrire questi servizi.
La determina dell’AIFA del 01 ottobre 2020 ha modificato l’accesso ai farmaci per le persone trans*, determinando la gratuità dei farmaci di cui necessitano. Questo passo in avanti, però, nasconde delle criticità in quanto, da un lato, l’accesso ai farmaci avviene solo tramite gatekeeping e patologizzazione, rendendo quindi difficoltoso l’accesso al microdosing, e dall’altro, considera valide all’erogazione dei farmaci solo le farmacie ospedaliere e risulta essere un passo indietro nel processo di autodeterminazione delle persone transgender.
Vogliamo per le persone transgender e gender non conforming, percorsi più semplici e rapidi per avere accesso a trattamenti medici e modifiche ai dati anagrafici. Vogliamo vedere in Italia un modello fondato sul consenso informato piuttosto che sulla diagnosi clinica.
Un modello adottato da molte nazioni europee, che depatologizza, in cui non è richiesta una psicoterapia coatta e in cui l* specialista è a disposizione della persona al fine di comprendere i termini e le eventuali conseguenze di ciò che sta richiedendo allo Stato.

Riaffermiamo il nostro essere transfemminist*.
Vogliamo lottare il patriarcato, il sessismo, la misoginia l’abilismo e l’omolesbobitransnegatività, attraverso uno sguardo e una prospettiva intersezionale, a partire dal riconoscimento della dimensione multipla della discriminazione senza dimenticare che una soggettività oppressa vive sul suo corpo un insieme di discriminazioni. Mettiamo in discussione e vogliamo scardinare la cultura dominante cis etero patriarcale abilista, maschilista e machista, l’etero-normatività e il binarismo di genere, promuoviamo una
società trans-genere che riconosce, include e rende visibili tutte le soggettività e identità. Rigettiamo le narrazioni tossiche, piene di stereotipi e stigmi nei riguardi delle donne LBT+, migranti e con disabilità, narrazioni che non fanno altro che promuovere la violenza che subiscono le donne, narrate come soggetti deboli su cui agire dispositivi di controllo. Senza dimenticare che da inizio anno sono già più di 38 i casi di femminicidio nel nostro paese e non possiamo rimanere in silenzio. Le nostre narrazioni sono e saranno di liberazione e riappropriazione dei corpi.

A 43 anni dalla legge 194 sono ancora molti i diritti negati alle donne che decidono di interrompere una gravidanza. In questi 43 anni l’uso strumentale dell’obiezione di coscienza e gli ostacoli di natura organizzativa hanno fortemente limitato l’accesso all’aborto, soprattutto in alcune aree del nostro paese dove non sono presenti medici disposti a garantire tale diritto delle donne. Crediamo fortemente nel principio dell’autodeterminazione della donna nel gestire il proprio corpo anche nell’esercizio del diritto all’aborto,
riteniamo necessario riprendere il dibattito per modificare parti della legge 194/78 che ancora in alcune zone del nostro paese non permettono a tutte il diritto all’aborto, il diritto alla salute, il rispetto delle proprie scelte.

Nell’ottica della tutela delle persone pluridiscriminate, è centrale sostenere le persone con disabilità nella lotta contro una società da cui non sono viste. Riteniamo basilare la visibilizzazione delle persone con disabilità e il riconoscimento dei loro Diritti sessuali e della figura dell’Operatore/trice all’Emotività, all’Affettività e alla Sessualità (OEAS) a ciò finalizzata. Rigettiamo qualsiasi narrazione abilista, che ignori la componente sessuale e affettiva dell’identità con disabilità o che continui a narrarle come persone per cui qualsiasi traguardo sia straordinario.
In questo momento storico in cui la marginalizzazione si accentua per via della pandemia, continuiamo ad affiancare con maggior vigore le persone migranti nella loro tutela, siano esse etero o LGBT+. La paura verso il “diverso” ha alimentato violenza e xenofobia, spesso ulteriormente fomentate dalle difficoltà economiche vissute durante la pandemia.
Continuiamo a richiedere l’approvazione dello Ius Soli, in modo da rendere legalmente italiano/a chi lo è già di fatto, nonché la revisione delle politiche nei confronti delle persone rifugiate, richiedenti asilo o meno, in modo da favorirne un reale inserimento dopo l’uscita dai centri d’accoglienza oltre che a promuovere una narrazione reale delle soggettività migranti.

A questo aggiungiamo la volontà di promuovere un’ideologia “decoloniale” che si ponga l’obiettivo di liberare la società dai residui pregiudizi coloniali e dalle opinioni contrarie al movimento decoloniale e multiculturalista. Questi residui sono incompatibili con la democrazia che promuoviamo perché riducono la società ad un’aggregazione di gruppi, minoranze, comunità e tribù. Dalla scoperta delle Americhe nel 1492 il sistema sociale si è basato sul colonialismo, inteso come la conquista di territori e il dominio su persone diverse dai coloni. Da quel momento inizia anche il sistema capitalista. Un sistema tossico, nutrito alla base dalla violenza, dal non rispetto delle differenze, dal razzismo e dal machismo. E il nostro decolonialismo è anch’esso transfemminista: i coloni erano maschi, e
spesso il discorso di scoperta e esplorazione si collegava a un immaginario sessualizzato del rapporto uomo-donna eterosessuale, in cui alla donna si associava il concetto di istinto al selvaggio, quell’idea della selvaggità che di fatto riprende il binomio natura-cultura in base al quale l’uomo maschio cis si appropriava del concetto di cultura. Promuoviamo una decolonizzazione della nostra società, una rinaturalizzazione dei luoghi e degli spazi, dei corpi colonizzati da concetti di stampo machista, razzista, misogino e maschilista.
Il Covid-19 ha anche portato con sé inevitabili conseguenze sul piano economico e lavorativo,le chiusure applicate per combattere il virus hanno anche contribuito alla perdita di posti di lavoro e all’aumento delle difficoltà economiche. Auspichiamo una ripartenza economica con promozioni di contesti lavorativi dove i/le/* lavorator* vengano rispettat* nelle loro identità e nei loro diritti. Il mondo del lavoro necessita di formazione specifica sul tema dell’ identità sessuale e dell’orientamento sessuale. Non possiamo dimenticarci delle difficoltà che le persone Transgender hanno nel trovare lavoro. È responsabilità di tutt* noi promuovere informazione e formazione
anche negli ambienti lavorativi al fine di garantire e creare ambienti inclusivi ed eguali per tutt* i/le/* lavorator*.
Le discriminazioni si combattono anche con l’informazione e la formazione.
È essenziale che i diversi settori della società si dotino di strumenti validi di formazione per combattere le discriminazioni omolesbobitrasnfobiche, misogine, razziste e abiliste.

Promuoviamo una cultura laica e pluralista, chiediamo a gran voce percorsi contro il bullismo, la violenza di genere ed ogni tipo di
discriminazione, a partire dalle scuole dell’obbligo. L’approvazione della Legge Zan garantirebbe con cadenza triennale una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere. La strategia definisce obiettivi e individua misure nei campi dell’educazione e dell’istruzione, del lavoro, della sicurezza, anche con riferimento alla situazione carceraria, della comunicazione e dei media. Il Covid-19 ha inevitabilmente cambiato il mondo della scuola, acuendo gli episodi di cyberbullismo di stampo omolesbobitransfobico. Sono tanti gli episodi di gruppi di socializzazione di giovani LGBT+ e non, che durante gli incontri sono stati attaccati da zoombombing. È necessario continuare e potenziare i percorsi interni alle
scuole per la lotta al bullismo e al cyberbullismo: i giovani e le giovani devono essere consapevoli nell’utilizzo dei servizi Internet, dobbiamo promuovere strumenti e strategie per combattere il fenomeno e per proteggersi lì dove si è bersaglio di violenza online.
L’Abruzzo Pride nella sua identità di azione è laica: riteniamo che la fede sia una sfera personale ed intima di ogni persona e che ognun* possa pertanto credere, o non credere, in piena libertà e seguire i precetti professati dalla stessa, qualora questi non portino a discriminazioni, nel rispetto di altre soggettività. Auspichiamo che lì dove le religioni si esprimano in materia di corpi, di soggettività, di relazioni, di coppie e di unioni non attuino atteggiamenti discriminatori ma si dimostrino accoglienti e inclusive nei confronti delle/i proprie/i fedeli.
Sogniamo e vogliamo costruire un domani dove faremo tesoro delle difficoltà che stiamo vivendo quest’oggi, dove la collettività sarà consapevole della necessità di una lotta intersezionale per l’ottenimento di pari diritti.
Sogniamo una lotta intersezionale dove gli oppressi e le oppresse siano un unico “fuoco” contro i soprusi e le fragilità, una lotta che abbiamo iniziato 52 anni fa, da marginalizzat*, da “vittime”, da invisibili, dalla quale ha avuto inizio una lotta comune, una lotta visibile, una lotta forte, gentile ed orgogliosa.


Coordinamento Abruzzo Pride


Arcigay Chieti Sylvia Rivera
Arcigay L’Aquila – Massimo Consoli
Arcigay Teramo
Jonathan – Diritti in Movimento
La Formica Viola
Marsica LGBT
Mazì – Arcigay Pescara
Presenza Femminista